Energie antiche da riconoscere e trasformare.
Ti è mai capitato di ritrovarti sempre nella stessa situazione, con persone diverse, in luoghi diversi, eppure con lo stesso finale? Il compagno che all’inizio sembra diverso e poi ti fa sentire invisibile. Il capo che non riconosce quello che fai. L’amica che prende e non restituisce. La stessa delusione, la stessa paura che torna. Cambiano i nomi, cambiano le città, ma il film è sempre quello.
Non è un caso e non è sfortuna: è uno schema. E finché non lo riconosci, continua a scegliere al posto tuo.
Cos’è uno schema
Uno schema è un’energia che si è cristallizzata dentro di te. Nasce da una ferita, che può risalire a questa vita, spesso all’infanzia, oppure a vite precedenti. In quel momento l’Anima ha tratto una conclusione, e quella conclusione è diventata una frase che la mente ripete in silenzio. Poi la frase si è fatta convinzione, la convinzione si è fatta comportamento, e il comportamento ha continuato a creare le stesse situazioni.
Ti faccio un esempio. Una bambina cresce con un papà che c’è e non c’è, che promette e poi non arriva. Dentro di lei si forma una frase: «Chi amo prima o poi se ne va». Da adulta quella frase lavora nell’ombra: si innamora proprio degli uomini che non possono esserci davvero, perché sono gli unici che il suo schema riconosce come amore. E ogni volta la frase si conferma: «Hai visto? Se ne vanno tutti».
Ogni schema ha la sua frase. Riconoscerla è il primo passo, perché finché resta nascosta è lei a comandare.
Gli schemi familiari che si ripetono
A volte lo schema non nasce con te: lo trovi già nella tua famiglia. La nonna che ha sempre rinunciato a se stessa, la mamma che ha fatto lo stesso, e tu che ti accorgi di fare uguale. Il papà che non riusciva a tenere i soldi, e tu che senti la stessa paura ogni fine mese. Sono gli schemi familiari, frasi che passano di generazione in generazione senza che nessuno le dica mai ad alta voce.
Non è una condanna. L’Anima sceglie la famiglia in cui nascere anche per questo: per incontrare quello schema e trasformarlo. Quando tu lo sciogli, non liberi solo te stesso, ma interrompi la catena anche per chi viene dopo di te. Il lavoro è lo stesso che trovi in questa pagina: riconoscere la frase, osservarla e scegliere ogni giorno una risposta nuova.
Uno schema vive nel corpo, nell’Anima e nello Spirito
Come ogni cosa che insegno, anche lo schema va guardato su tre piani.
- Nel corpo. Lo schema lo senti prima ancora di capirlo: lo stomaco che si chiude quando qualcuno alza la voce, le spalle che si irrigidiscono quando devi chiedere qualcosa, il respiro che si accorcia quando ti senti giudicato. Il corpo ricorda e reagisce in automatico, più veloce del pensiero.
- Nell’Anima. Qui vivono l’emozione e la frase: la paura, la vergogna, la rabbia trattenuta, il senso di non valere. È nell’Anima che lo schema diventa convinzione, ed è lì che si può sciogliere.
- Nello Spirito. Qui c’è il senso. Ogni schema porta con sé una lezione che la tua Anima ha scelto di imparare. Non sei sfortunato: sei davanti allo stesso esame finché non lo superi, e quando lo superi non torna più.
Perché la vita te lo ripropone
La vita non ti ripropone uno schema per punirti, ma perché tu lo veda. È la legge di vibrazione e risonanza: quello che porti dentro vibra e attira ciò che vibra allo stesso modo. Se dentro di te c’è la frase «non valgo abbastanza», incontrerai persone e situazioni che te la confermano, finché non smetti di crederci.
È anche la legge di causa ed effetto, il karma. Alcuni schemi li hai portati da altre vite, insieme alle Anime con cui li hai vissuti, ed è per questo che con certe persone ti ritrovi sempre nello stesso nodo. Non è una condanna, è un’occasione: la stessa persona che oggi ti fa male può essere quella con cui finalmente sciogli qualcosa di molto antico.
Gli schemi più comuni
- L’abbandono. «Prima o poi mi lasceranno». Si vive nella paura di perdere chi si ama, si chiedono continue conferme, oppure ci si tiene lontani dai legami per non soffrire.
- La mancanza. «Nessuno si prenderà cura di me». Si nascondono i propri bisogni e ci si fa carico di quelli degli altri, per poi sentirsi svuotati e soli.
- La sottomissione. «Quello che sento non conta». Si fa sempre come vogliono gli altri, per avere pace, mentre dentro cresce il rancore.
- La sfiducia. «Prima o poi mi tradiranno». Si resta sempre in guardia e, senza accorgersene, si finisce per scegliere proprio chi ferisce.
- Il non sentirsi degni di amore. «Se mi conoscessero davvero, mi rifiuterebbero». Si mostra un’immagine perfetta e si tiene nascosto il vero sé.
- L’esclusione. «Non faccio parte di niente». Si resta ai margini, oppure ci si sforza troppo per essere accettati.
- La paura della catastrofe. «Se non sto attento, succederà qualcosa di terribile». Si controlla tutto e ci si nega ogni leggerezza.
- Il fallimento. «Qualunque cosa faccia, non basterà». Si rimanda, non ci si mette alla prova e, quando arriva un successo, non lo si sente come proprio.
- Il perfezionismo. «Devo essere perfetto». Si vive sotto pressione, si guarda solo ciò che manca e mai ciò che si è costruito.
- Il credito con la vita. «Ho sofferto tanto, ora mi spetta tutto». Si esagera il proprio valore per coprire una ferita e si perde il senso delle conseguenze.
Le due reazioni che non funzionano
Davanti al proprio schema, di solito si reagisce in due modi: o lo si combatte, facendo l’esatto contrario con tutta la forza, oppure lo si evita, girandoci intorno per non sentirlo. Chi ha paura dell’abbandono, per esempio, o si attacca a chiunque o non si lega più a nessuno. In tutti e due i casi lo schema resta lì, intatto, e continua a guidare, perché si trasforma solo ciò che si guarda.
Come si trasforma
Uno schema non si cancella con la forza di volontà. Si scioglie quando la luce della consapevolezza arriva fino al punto in cui si è formato. È un lavoro di trasmutazione, lo stesso che facciamo in ogni mio corso: il piombo della ferita, attraversato con amore e verità, diventa oro.
L’esercizio, la frase nascosta
Ti propongo un lavoro di sette giorni. È semplice, ma va fatto tutti i giorni, anche quando non ne hai voglia.
- Cosa ti serve. Un quaderno dedicato solo a questo e una penna. Non usare il telefono: scrivere a mano lavora più in profondità.
- Durante il giorno. Quando ti senti ferito, arrabbiato, escluso, umiliato, anche per una cosa piccola, fermati un attimo, anche in bagno o in macchina, da fermo. Chiediti: «Che frase sto ascoltando adesso dentro di me?». Di solito è breve: «Non conto», «Non ce la farò», «Non mi vogliono».
- La sera. Prima di dormire scrivi sul quaderno la situazione e la frase. Solo questo, senza analizzare.
- Dopo tre giorni. Rileggi. Vedrai che le frasi si somigliano: spesso è sempre la stessa, con parole diverse. Quella è la frase del tuo schema. Sottolineala.
- Dal quarto giorno. Accanto alla frase scrivi quella opposta, che la tua Anima sa essere vera: «Io sono degno di amore», «Io merito di essere ascoltato», «Io posso fidarmi della vita». Scrivila al presente, in prima persona, senza la parola «non».
- Ogni sera fino al settimo giorno. Leggi la frase nuova a voce alta sette volte, con la mano destra appoggiata sul cuore. Se vivi con altre persone, va bene anche sottovoce.
All’inizio la frase nuova ti sembrerà falsa, quasi ridicola. È normale: lo schema si difende. Poi, a poco a poco, comincerà a vibrare. E un giorno ti accorgerai che, davanti alla solita situazione, hai scelto in modo diverso, senza nemmeno pensarci. È lì che lo schema ha cominciato a sciogliersi.
Se lo schema arriva da lontano
Quando uno schema arriva da lontano, da un’altra vita, la lettura dei Registri Akashici o una regressione possono mostrarti dove è nato. Vedere l’origine spesso basta a sciogliere un nodo che ti porti dietro da sempre. Molte persone, dopo una regressione, mi scrivono che una paura vecchia di trent’anni si è come spenta, perché finalmente hanno capito da dove veniva.
Se vuoi lavorare sui tuoi schemi con una guida, scrivimi un messaggio WhatsApp al 334 107 1147 oppure entra nei miei gruppi dedicati. Ti rispondo io.





