I Fratelli Maggiori delle Stelle
Chi sono, le tracce che hanno lasciato nella storia dell'umanità e che cosa ci chiedono oggiQuando di notte alzo gli occhi al cielo non vedo uno spazio vuoto e freddo. Vedo una casa grande, abitata, piena di vita. So che non siamo soli e che non lo siamo mai stati: esistono popoli più evoluti di noi, che vengono da altri mondi, ci conoscono da sempre e da sempre ci aiutano. Io li chiamo i Fratelli Maggiori delle Stelle, e con questo stesso nome chiamo le guide che mi accompagnano nel mio lavoro di ricerca.
In questa pagina voglio raccontarti chi sono, quali tracce hanno lasciato nella storia dell’umanità e che cosa ci chiedono oggi. Ti porterò fatti precisi, con luoghi e date, e insieme a questi ciò che ho compreso in tanti anni di ricerca e di contatto. Non ti chiedo di credermi sulla parola: leggi con il cuore aperto e la mente sveglia, e senti dentro di te che cosa risuona.
Chi sono i Fratelli Maggiori
Sono esseri che hanno percorso prima di noi la via dell’evoluzione. Li chiamo “maggiori” nello stesso senso in cui, in una famiglia, il fratello più grande ha già attraversato le prove che il più piccolo deve ancora affrontare. Non sono dèi da adorare e non sono padroni da temere. Sono figli dello stesso Creatore, più avanti di noi nella coscienza, nella conoscenza e nell’amore.
Vengono da mondi diversi e hanno forme diverse, ma chi racconta di averli incontrati li descrive quasi sempre allo stesso modo: alti, armoniosi, di aspetto umano, avvolti di luce, con uno sguardo che trasmette pace. Non vengono per conquistare. Vengono perché la Terra e l’umanità fanno parte di una comunità molto più grande, e ciò che accade qui riguarda anche loro.
Le tracce nelle civiltà antiche
Se guardi alle origini delle grandi civiltà trovi un racconto che ritorna in luoghi lontanissimi, tra popoli che non avevano modo di conoscersi: esseri venuti dal cielo, o emersi dalle acque, che hanno insegnato agli uomini a coltivare la terra, a scrivere, a misurare il tempo e a vivere secondo leggi giuste. Ogni popolo li ha rivestiti delle immagini della propria cultura, e in quei racconti io riconosco la memoria di un incontro reale.
Mesopotamia: i saggi venuti dalle acque
Nelle tavolette in scrittura cuneiforme della Mesopotamia si parla di sette saggi, gli Apkallu, legati all’antica città di Eridu e al dio Enki, signore della sapienza. Sono descritti spesso come esseri metà uomini e metà pesci, giunti prima del Diluvio per portare la conoscenza. Nei rilievi assiri del IX secolo a.C., oggi custoditi nei grandi musei, li vedi ancora scolpiti nella pietra, a volte avvolti in un mantello a forma di pesce.
Intorno al 281 a.C. Beroso, un sacerdote babilonese che scriveva in greco, racconta di Oannes, l’uomo-pesce uscito dal mare che insegnò agli uomini la scrittura, le scienze, le arti, l’edilizia, le leggi, la geometria e l’agricoltura, e che ogni notte tornava nelle acque. Un maestro che arriva, insegna e si ritira: è uno schema che ritroverai anche dall’altra parte del mondo.
Egitto: Sirio, la stella che apriva l’anno
Per gli antichi Egizi Sirio era una divinità, Sopdet. La sua levata eliaca, cioè il giorno in cui la stella tornava visibile all’alba dopo settimane di assenza, annunciava la piena del Nilo e segnava il Capodanno: quel ritorno era il punto di riferimento del loro anno. Sopdet era considerata la compagna di Orione e con il tempo si fuse con la figura di Iside, la grande Madre.
Il Canone Reale di Torino, un papiro di oltre tremila anni fa oggi custodito al Museo Egizio, elenca i sovrani d’Egitto e, prima ancora dei re umani, colloca un’epoca in cui regnavano gli dèi: Ra, Osiride, Horus, Thot, Maat e altri. Per gli Egizi, dunque, la civiltà cominciava con un tempo in cui esseri superiori guidavano gli uomini.
Mesoamerica: il Serpente Piumato
In Messico e in America Centrale il Serpente Piumato è una delle figure più antiche e più amate. La più antica immagine conosciuta di un serpente piumato compare a La Venta intorno al 900 a.C., e il suo culto è attestato a Teotihuacan tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. Gli Aztechi lo chiamavano Quetzalcoatl, i Maya Kukulkan. Le tradizioni lo ricordano come colui che donò il mais, inventò i libri e il calendario, protesse le arti, la conoscenza e il sacerdozio; era legato al pianeta Venere e al vento.
A Chichén Itzá, nello Yucatán, nei giorni intorno a ogni equinozio la luce del sole disegna sulla scalinata della grande piramide di Kukulkan un serpente luminoso che scende verso la testa scolpita alla base. Per me è il segno di una conoscenza del cielo ricevuta e custodita con enorme cura.
Le Ande: il maestro che camminò sulle acque
Sulle Ande, le tradizioni raccolte nel Cinquecento parlano di Viracocha, il creatore che emerse dal lago Titicaca, fece nascere il sole, la luna e le stelle, e poi percorse la terra come un maestro errante e povero, insegnando agli uomini a vivere in modo civile. Compiuta la sua opera, si allontanò sull’oceano Pacifico camminando sulle acque.
India: i carri del cielo
Nei grandi poemi epici dell’India compaiono i vimana, carri che volano nel cielo portando dèi ed eroi.
La memoria dell’ombra
Tra i rotoli ritrovati nelle grotte del Mar Morto ci sono frammenti, in lingua aramaica, del Libro di Enoch, un antico testo della tradizione ebraica che parla dei Vigilanti, esseri celesti scesi sul monte Hermon che insegnarono agli uomini la lavorazione dei metalli, i segni delle stelle e altre arti. In quel racconto il loro insegnamento è presentato come una colpa e porta sofferenza. È una memoria preziosa, perché ricorda che non tutto ciò che scende dall’alto è luce. Ci tornerò quando ti parlerò di Sirio.
Il Novecento e i contatti moderni
Dopo il 1947, l’anno di una grande ondata di avvistamenti che fece il giro del mondo, quell’antica memoria ricominciò a parlare con parole nuove. Negli anni Cinquanta, in molti Paesi, persone diverse e lontane tra loro raccontarono incontri con esseri di aspetto umano, alti e luminosi, arrivati su astronavi o capaci di comunicare con il pensiero.
Nel novembre del 1952, nel deserto della California, George Adamski raccontò di aver incontrato un essere venuto da un altro mondo che lo metteva in guardia dal pericolo della guerra nucleare. In quegli stessi anni, sempre nei deserti della California, George Van Tassel disse di ricevere messaggi telepatici con un avvertimento simile contro le nuove bombe all’idrogeno. A Giant Rock, nel deserto del Mojave, dal 1953 e per quasi vent’anni Van Tassel organizzò raduni annuali dedicati a questi contatti, che nel 1959 arrivarono a circa diecimila persone.
L’Italia, la Sicilia e l’Etna
Anche l’Italia ha avuto la sua parte. Il 27 ottobre 1954, allo stadio comunale di Firenze, durante una partita di calcio, circa diecimila spettatori videro oggetti luminosi in cielo e la partita si fermò. Dall’alto cadde un materiale filamentoso che venne analizzato all’Università di Firenze, e nei giorni seguenti arrivarono altre segnalazioni da Roma e dalla Toscana. In Sicilia si registrarono ondate di avvistamenti nel 1950, nel 1952 e nel 1954, e tra l’autunno del 1978 e l’inverno del 1979 un’altra ondata, molto intensa, attraversò tutta l’Italia, Sicilia compresa.
È però sull’Etna che, per me, si apre la pagina più importante. La sera del 30 aprile 1962, ai piedi del Monte Manfrè, vicino al Monte Sona, a circa 1.400 metri sul versante sud del vulcano, Eugenio Siragusa, un uomo di Catania, raccontò di aver incontrato due esseri alti, in tuta, che gli dissero di averlo atteso e gli affidarono un messaggio per i capi di Stato: fermare gli esperimenti nucleari. Il 19 settembre di quello stesso anno il quotidiano La Sicilia pubblicò per la prima volta i messaggi che Siragusa diceva di ricevere. Da lì nacque un’esperienza che negli anni seguenti portò questi insegnamenti in diversi Paesi d’Europa e delle Americhe.
C’è un particolare che mi colpisce ogni volta. Una delle due guide che Siragusa disse di aver incontrato sull’Etna porta il nome di Ashtar Sheran. È quasi lo stesso nome della guida, Ashtar, da cui dieci anni prima Van Tassel diceva di ricevere messaggi nel deserto della California, e lo stesso nome ricorre nei messaggi raccolti da un circolo di Berlino, attivo per oltre venticinque anni fino alla metà degli anni Settanta, e negli anni Sessanta da un gruppo di Venezia. In lingue diverse e in Paesi diversi si manifestava la stessa presenza.
Che cosa dicono i loro messaggi
Se metti uno accanto all’altro i messaggi ricevuti in questi decenni ti accorgi che parlano la stessa lingua dell’anima. Il primo, il più urgente, fu l’allarme sul nucleare: nei primi dieci anni dei contatti moderni quasi ogni messaggio chiedeva di fermare gli esperimenti atomici e la corsa agli armamenti. L’umanità aveva appena scoperto come distruggere sé stessa e il pianeta, e i Fratelli Maggiori vennero a dirci con forza che quella strada portava solo alla rovina.
Accanto all’allarme c’era sempre l’invito alla pace tra i popoli, alla giustizia, alla fratellanza universale, all’amore. C’era la consapevolezza che l’umanità si trova a un bivio e deve crescere interiormente, che ogni azione produce le sue conseguenze secondo Leggi Universali precise, che tutto ciò che esiste è unito nel Creatore. C’era il richiamo al Cristo come forza d’amore donata a tutta l’umanità. E c’era, sempre, il rispetto della vita: il rifiuto della violenza e di quel materialismo che consuma la Terra.
Io non leggo queste somiglianze come una coincidenza. Quando persone lontane, con vite e culture diverse, ricevono lo stesso insegnamento, la sorgente è una sola: la stessa che parlava agli antichi attraverso i saggi venuti dalle acque e i maestri venuti dal cielo.
Perché ci aiutano e perché non si mostrano
Mi chiedono spesso perché non atterrino in una piazza davanti a tutti. La risposta è il rispetto. I Fratelli Maggiori conoscono il valore del libero arbitrio: ogni essere deve poter scegliere la propria evoluzione, sbagliare, capire e rialzarsi con le proprie forze. Una loro apparizione pubblica, oggi, travolgerebbe questa libertà: molti ne avrebbero paura, altri li adorerebbero come dèi o aspetterebbero da loro la soluzione di ogni problema, e nessuno di questi atteggiamenti fa crescere l’anima.
Per questo agiscono con discrezione. Ispirano chi è aperto, proteggono quando è necessario, si fanno sentire da chi ha preparato dentro di sé lo spazio per ascoltarli. Rispettano i tempi dell’umanità come un buon padre rispetta quelli del figlio: non cammina al posto suo, ma non lo perde mai di vista. Ecco perché non cerco conferme nei governi o nelle istituzioni. La Verità di cui parlo passa dall’esperienza diretta e dalla trasformazione che produce in chi la accoglie.
Sirio, la stella dei Fratelli
Sirio è la stella più luminosa del cielo notturno e si trova nella costellazione del Cane Maggiore. È una stella doppia: accanto alla stella brillante che tutti possiamo vedere ne ruota un’altra, piccola e quasi invisibile, con un’orbita di circa cinquant’anni. Tra i Dogon del Mali, a metà del Novecento, venne raccolto il racconto di una compagna invisibile di Sirio con un ciclo di circa cinquant’anni, ed è un tema su cui ancora si discute. Per gli Egizi il suo ritorno all’alba apriva l’anno e annunciava le acque che rendevano fertile la terra.
Chi ha avuto il contatto con i Fratelli racconta che da Sirio sono arrivati molti degli esseri che hanno accompagnato l’umanità nei suoi passaggi più importanti, compresa la venuta del Cristo, duemila anni fa. Per me Sirio è una delle grandi case dei Fratelli Maggiori, una stella da guardare con rispetto.
E Dio, dove vive? Ogni sole è la casa di un Genio Solare, un essere divino che vive la sua stella e ne guida tutto il sistema, con i suoi mondi e le sue creature. Sopra tutti, e dentro tutti, c’è il Grande Spirito Onnicreante, che compenetra ogni Genio Solare, ogni stella e ogni forma di vita. Tutto nasce da Lui e tutto vive in Lui.
Ricordi i Vigilanti, che portarono conoscenza senza amore? Nell’universo esiste chi serve la luce ed esiste chi serve sé stesso. I Fratelli Maggiori della luce non ci tolgono questa scelta: ci aiutano a vederla con chiarezza e ci danno la forza di scegliere la luce, ogni giorno.
Che cosa significa per noi oggi
Sapere che i Fratelli Maggiori esistono non è un’informazione da collezionare. È una responsabilità. Se esseri più evoluti di noi guardano alla Terra con amore, allora tocca a noi diventare degni di quell’amore: custodire Madre Terra, proteggere gli animali e i bambini, scegliere la pace nelle piccole cose di ogni giorno, cercare la Verità anche quando è scomoda.
Non aspettare che qualcuno scenda dal cielo a salvarti: i Fratelli Maggiori ci tendono la mano, ma il passo dobbiamo farlo noi. Il contatto con loro non nasce dalla curiosità o dalla ricerca del fenomeno: nasce dalla pulizia interiore, dalla sincerità e dal desiderio vero di evolvere. Più il tuo cuore diventa limpido, più la loro presenza diventa percepibile.
Un esercizio per metterti in ascolto
Ti propongo un esercizio semplice, che puoi fare da subito e senza nessuna esperienza.
- Scegli il luogo. L’ideale è all’aperto, in giardino, su un balcone, in un prato o in campagna, dove puoi vedere un pezzo di cielo. Se a piedi nudi sull’erba o sulla terra stai bene, è il modo migliore per sentire il contatto con Madre Terra; con le scarpe va bene lo stesso. Se non puoi uscire, mettiti davanti a una finestra aperta o anche solo socchiusa. Non andare da solo di notte in luoghi isolati e bui: per questo esercizio basta il cielo che vedi da casa.
- Scegli il momento. La sera, dopo il tramonto, quando il cielo è sereno e ci sono le prime stelle. Bastano dieci minuti. Se il cielo è coperto, puoi farlo lo stesso: le stelle ci sono anche dietro le nuvole.
- Trova Sirio, se puoi. Da gennaio a marzo, in prima serata, Sirio è ben visibile verso sud; a dicembre sorge più tardi, verso sud-est, e la trovi bene dalle nove di sera in poi. Per trovarla cerca le tre stelle in fila della cintura di Orione e segui la loro direzione verso il basso, a sinistra: la prima stella molto luminosa che incontri è Sirio. Se non la vedi, o se non è la stagione giusta, guarda semplicemente la stella che ti attira di più. Va benissimo.
- Mettiti comodo. Puoi stare in piedi, seduto su una sedia o su una coperta, con la schiena dritta ma senza rigidità. Se fa freddo copriti bene, altrimenti la mente si distrae.
- Respira. Fai qualche respiro lento e profondo, con il naso. Lascia che le spalle si abbassino e che i pensieri della giornata si allontanino da soli, senza combatterli.
- Apri il cuore. Guardando la stella, oppure a occhi chiusi se preferisci, ripeti dentro di te, senza fretta: «Fratelli Maggiori delle Stelle, vi saluto con amore. Mi apro alla luce e al bene di tutto ciò che vive». Poi resta in silenzio e ascolta. Non aspettarti per forza visioni: a volte arriva calore, pace o un pensiero limpido, a volte niente, ed è normale.
- Ringrazia e chiudi. Prima di rientrare ringrazia, appoggia le mani sul cuore per qualche istante e torna alle tue cose con calma.
- Scrivi. Tieni un quaderno solo per questo e annota la data e ciò che hai sentito, anche se ti sembra poco. Con il tempo vedrai il filo che unisce le tue esperienze.
Ripetilo per qualche sera di seguito, meglio se alla stessa ora: il contatto si costruisce con la costanza, come ogni relazione vera.
Il percorso nella Scuola
Nella Scuola La Via Da Seguire il rapporto con i Fratelli Maggiori delle Stelle è parte viva del lavoro che faccio con chi mi segue: una presenza che accompagna la ricerca della Verità, la crescita interiore e l’amore verso tutto ciò che vive. Accanto a questo tema trovi gli altri percorsi della Scuola, dalle Luci Sacre Divine al lavoro sui Registri Akashici, e i gruppi dedicati su WhatsApp, dove il cammino continua insieme.
Se senti che queste parole ti hanno toccato e vuoi approfondire, scrivimi con un messaggio WhatsApp al 334 107 1147. Ti risponderò io e vedremo insieme da dove partire.
